A Ghedi contro le basi militari e le atomiche.

Partecipiamo a Ghedi alla manifestazione contro le basi militari e le atomiche (a Ghedi ne sono presenti una ventina); insieme a noi Donne in Nero di altre città del nord e molte altre associazioni, comitati e gruppi. Ecco il racconto della manifestazione in PDF

GHEDI – MANIFESTAZIONE CONTRO LE ARMI NUCLEARI
Sabato 20 gennaio 2018 a Ghedi una coloratissima manifestazione ha attraversato la cittadina e si e’ infine raccolta in presidio davanti alla aerobase che esibisce al mondo i suoi terribili strumenti di morte: la armi nucleari.
Circa un migliaio di attivisti per il disarmo e contro la guerra, dopo essere partiti da piazza Roma, dietro ad uno striscione di “Donne e uomini contro la guerra” ed un altro che sintetizzava artisticamente l’opposizione alle armi, hanno raggiunto in corteo la sede della ditta Rwm, che in Sardegna produce bombe che fanno strage di civili in Yemen ad opera di un cliente di prim’ordine, la monarchia islamica assoluta dell’Arabia Saudita, alleato “nostro” e degli Stati Uniti, accusata, tra l’altro, di sostenere l’Isis. La strada di accesso alla azienda era bloccata da pulmini della polizia ed uomini in uniforme. Appesi dei cartelli che svelavano come la Rwm produce e vende morte, si sono ascoltati gli interventi di Laura, che ha letto un recente e toccante discorso di Cinzia Guaita e Arnaldo Scarpa del Comitato per la Riconversione della Rwm, Giovanna Pagani, della Wilpf nazionale che ha dichiarato inaccettabile che lavoratori siano costretti a produrre armi omicide per guadagnare il pane, analoga comunicazione di Luigino Beltrami (Ducg – Brescia). Il corteo era transitato davanti ad una filiale della Banca Valsabbina (piccola Banca, fattasi grande grazie alla guerra in Yemen), blindata da un fitto cordone di poliziotti, che purtroppo, proteggevano chi contribuisce con i suoi affari ad uccidere civili.

Ritornati in piazza Roma, il corteo si e’ sciolto e tutti, risaliti sui pullman o sulle auto, hanno raggiunto l’ingresso delle Base aerea “Luigi Olivari”, al comando del Colonnello Luca Maineri, dove, secondo il programma Nato di condivisione nucleare, sono conservate 20 B61-4 dalla potenza variabile dai 45 ai 107 chilotoni (tra 3 e 8 volte piu’ potenti della bomba di Hiroshima). Tali bombe saranno presto sostituite da bombe termonucleari, di nuova generazione B61-12, trasportate dai cacciabombardieri invisibili e net-centrici F35 in assemblaggio presso lo stabilimento di Cameri (No), non saranno piu’ a gravita’ ma sganciate dai bombardieri raggiungeranno autonomamente gli obiettivi anche a 80-100 km di distanza. Tutto questo in violazione del Tnp – Trattato di Non Proliferazione, sottoscritto dall’Italia nel 1975.

Tra persone attente, o ciarliere, tra striscioni molto ben disegnati e comunicativi, e qualche bicchiere di te’, si sono snocciolati interventi di attivisti-esperti e rappresentanti di realta’ in lotta. Tra i primi, il fisico Angelo Baracca, Alfonso Navarra dei Disarmisti esigenti, Giovanna Pagani (Wilpf), tra i secondi hanno preso la parola esponenti di Donne e uomini contro la guerra e del Forum contro la guerra e dei soggetti che a livello territoriale si battono contro gli strumenti della guerra, che siano fabbriche belliche o basi o poligoni, da Varese, Novara, Milano, Vicenza, Napoli, Firenze… Ha fatto un breve ma brillante intervento anche don Fabio Corazzina (parroco di Santa Maria in Silva ed esponente di Pax Christi). Gli attivisti erano giunti da diverse localita’ italiane a rappresentanza di molti soggetti impegnati nel costruire la pace e contrastare la guerra, da Padova, da Bergamo e da Brescia, da Pavia e Piacenza, da Torino, ecc.

Una presenza variegata, dai cattolici ai disarmisti, dai nonviolenti ai centri sociali: “uniti e diversi” contro la presenza di armi atomiche a Ghedi e sul suolo italiano, a sostegno del nuovo Trattato di proibizione delle armi nucleari convinti che si debba rilanciare dal basso un movimento per il disarmo e contro la guerra, un movimento capace di rigenerare risorse che in passato si sono opposte alle manifestazioni della mega-macchina militare e del potere nucleare. Il 18 marzo di nuovo in piazza ad Aviano (Pordenone) altra base della morte nucleare, poi davanti ai “porti nucleari” dove attraccano minacciose navi statunitensi gravide di bombe. E’ un movimento che vuole unificare terreni di lotta per scardinare la militarizzazione crescente della societa’ che penetra tra i banchi di scuola, nelle strade, nelle universita’, nelle scelte di politica economica ed industriale.
Un movimento che ha presente l’intera filiera bellica nucleare, dalla realizzazione dei suoi vettori (F35) e i relativi velivoli trainer (M346), allo specifico addestramento anche dei piloti italiani nelle basi sarde alla pianificazione di stermini nucleari al trasporto e sgancio delle bombe, allo stoccaggio nei bunker e negli shelter per i velivoli disseminati nei campi delle aerobasi. Un movimento che vuole fare crescere la consapevolezza dei pericoli, la necessita’ di rifiutare di essere complici nella pianificazione di stermini facendo informazione (quella che i media non danno) e controinformazione (quella che i media distorcono).

Il Governo italiano, che si e’ comportato in maniera indegna per un paese che nella sua Costituzione ha messo l’articolo 11 che la guerra laripudia, deve sottoscrivere e ratificare il Trattato. Non molleremo fino a quando cio’ non avverra’ e non saranno smantellate bombe e basi.

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