La Storia delle Donne in Nero di Torino

Nel 1987, alla Casa delle donne di Torino si costituì un gruppo di donne di varie appartenenze femministe per promuovere incontri di pace con donne israeliane e palestinesi, conoscere e riflettere sulla condizione, il ruolo e la responsabilità delle donne nei conflitti. L’iniziativa torinese, diventata “Visitare luoghi difficili”, raccolta con entusiasmo da molte donne in Italia, si concretizzò nel “campo di pace” organizzato nell’agosto 1988 a Gerusalemme con donne palestinesi, israeliane, italiane.
In quel contesto fu significativo l’incontro con le Donne in nero israeliane, ebree pacifiste che manifestavano, in nero e in silenzio, contro l’occupazione dei Territori palestinesi, dissociandosi dalla politica militarista e violenta del proprio governo: Il nero esposto come denuncia dei lutti procurati, ma anche dell’imbarbarirsi della società che aveva scelto la guerra. Condividemmo quella modalità di protesta, “per essere vicine alle palestinesi con le modalità delle israeliane”.
Negli anni successivi fu intensa l’attività di scambio politico con pacifiste israeliane e gruppi femminili palestinesi, viaggi, inviti in Italia, sostegni solidali, progetti di empowerment. Una delle prime attività in cui ci si impegnò a Torino fu promuovere adozioni a distanza di bambine palestinesi che vivevano in genere in condizioni particolarmente difficili. Per noi si saldavano così due motivazioni: la solidarietà concreta per la sopravvivenza della famiglia e il rafforzamento in essa di una bambina, in qualche caso garantendone gli studi, aspetto tanto più importante nel contesto pesantemente patriarcale che permeava quella società.

Con lo scoppio della guerra in Iraq, sempre più numerose realtà di donne vollero esprimere estraneità alle scelte belliche del nostro governo; anche noi, come le israeliane, vivevamo ora due lutti: quello per le morti e le distruzioni che le armi stavano producendo e quello per le scelte di adesione alla guerra prevalse nella nostra società, praticate anche in concreto con la partecipazione attiva dell’esercito italiano.
A partire dagli anni ’90 lo scoppio delle guerre balcaniche, più vicine a noi, ci ha spinte ad attivare progressivamente nuove relazioni con donne nei paesi in conflitto.
Nell’ottobre ’91 si era formato un gruppo di Donne in Nero a Belgrado (Žene u crnom), con le quali intessemmo forti legami, ancora attuali. A loro si deve l’aver elaborato teoricamente e praticato concretamente un antimilitarismo e un antifascismo radicali; inoltre esse hanno coraggiosamente organizzato a Novi Sad ogni anno, a partire dal ’93 e fino al 2001, un incontro internazionale di donne pacifiste. Partecipammo e collaborammo a quegli incontri, che ci aiutarono a svelare l’attacco portato dalle guerre ai diritti delle donne e alla loro autonomia, nel tentativo di ricacciarle in ruoli tradizionali, utilizzando corpi e appartenenze per giochi politici e partitici di ogni parte guerreggiante.
Non abbiamo mai smesso attività di sensibilizzazione con interventi nelle scuole, convegni, manifestazioni, su questi temi. Cercammo – e anche trovammo – solidarietà materiale che, in tali contesti, diventava riconoscimento di diritti.
Negli stessi anni ‘90 instaurammo rapporti con gruppi di donne algerine impegnate nella resistenza contro i fondamentalisti che imperversavano in Algeria con aggressioni e stragi, in particolare nei confronti delle donne; realizzammo varie iniziative sia con inviti politici sia con forme di solidarietà.
Alcune di noi nel ‘95 parteciparono a Huairou al Forum Mondiale delle donne, in occasione della Conferenza di Pechino promossa dall’ONU e nel 2000 alla Marcia mondiale delle donne a Bruxelles; nel 2001 fummo a Genova sia a giugno al “Punto-G”, iniziativa specifica di donne contro il G8 (l’incontro tra i capi di governo dei maggiori paesi industrializzati) sia a luglio nelle drammatiche giornate in cui su tutto il movimento si scatenò violentissima la repressione della polizia e dei carabinieri.
Fra il ’96 e il ’99 crebbero di intensità gli scambi con i Balcani e le riflessioni sulla militarizzazione anche della nostra società portarono a un impegno particolarmente intenso nella primavera del ’99, con numerose iniziative contro i bombardamenti della Nato su Serbia e Kosovo.
Con l’invasione dell’Afghanistan fummo poi sempre più coinvolte nell’opposizione alla cosiddetta “guerra globale al terrorismo”. La Casa delle donne è stata riferimento in città per sensibilizzare e informare sulla realtà delle donne afghane al d là del burka, costruire solidarietà con le associazioni, spesso clandestine, delle donne e realizzare progetti significativi, con l’appoggio degli Enti Locali.
Fra il 2000 e il 2008 realizzammo, con altri e altre di Torino, tra cui Almaterra e la Casa delle Donne, il progetto “Percorsi di empowerment delle donne a Torino e Gaza”, avendo come partner il gruppo di donne del Women’s Empowerment Project, che incontrammo più volte a Gaza; e in seguito il progetto Epic (European, Palestinian and Israeli Cities for health and social partnership) con donne delle città di Gaza e Haifa, avendo a tema la trasversalità della violenza sulle donne.

Dal 2003 in poi gli incontri internazionali di Donne in Nero si sono svolti fuori dai Balcani. Abbiamo partecipato all’organizzazione dell’incontro a Marina di Massa nel 2003. Nell’agosto 2005 abbiamo preso parte al grande incontro delle Donne in Nero che si è tenuto a Gerusalemme; nel 2007 abbiamo lavorato e partecipato a quello di Valencia, come nel 2011 a Bogotà. Nel frattempo abbiamo partecipato anche a due incontri europei, a Siviglia (2008) e a Lovanio (2014), mentre ad altri incontri internazionali, che si sono tenuti in anni successivi, non siamo state in grado di partecipare.

La dimensione internazionale delle relazioni politiche sui temi del patriarcato, del militarismo e della guerra ci ha coinvolte nuovamente dal 2011, dopo la nostra diretta conoscenza delle donne della Ruta Pacifica de las Mujeres Colombianas, con cui abbiamo trovato convergenza di interessi e attività, locale e internazionale, sui temi della violenza strutturale sulle donne in luoghi di guerra.
Con la Rete delle Donne dei Balcani abbiamo condiviso il principale momento pubblico del loro pluriennale lavoro sul Tribunale delle Donne, che si è svolto a Sarajevo nel 2015; le relazioni e il lavoro sono proseguiti negli anni successivi, sia come nostre riflessioni sia per far conoscere queste importanti esperienze e i libri e i film che le raccontano.

Dal 2001 siamo state impegnate e abbiamo collaborato con altri gruppi nelle iniziative locali e nazionali contro tutte le nuove guerre.
Dal 2006 abbiamo continuato l’elaborazione sulla militarizzazione nel nostro paese e nel mondo, sulla produzione e commercio delle armi, sull’uso mediatico della paura e del concetto di “sicurezza”. Su questo tema abbiamo particolarmente lavorato per il convegno e la manifestazione nel 2009 a Strasburgo con la rete Women against Nato. Non abbiamo mai abbandonato questi argomenti, insieme ad altre associazioni; nei volantini, nelle iniziative sulle basi e sulla produzione bellica, contro la NATO, contro le spese militari; dal luglio 2016 siamo state particolarmente impegnate per la campagna contro gli armamenti nucleari e per l’adesione italiana al Trattato di Messa al Bando di queste armi.

Questi brutti anni ci hanno costrette anche a riflettere sull’aggravarsi di fenomeni come i femminicidi, di cui la messicana Marisela Ortiz ci ha testimoniato nelle sue visite; ma anche sui migranti e sul vergognoso comportamento dei nostri governi e governanti; sul razzismo e sui nuovi nazionalismi ancora oggi tanto pesanti. Abbiamo stabilito relazioni con reti nazionali e internazionali, abbiamo partecipato a iniziative importanti, come la manifestazione di Ventimiglia del 2018.

Ancora oggi continuiamo a impegnarci su tutti questi temi e drammi, purtroppo anche peggiorati; continuiamo a uscire in strada, in nero e in silenzio, ogni ultimo venerdì del mese con i nostri volantini di denuncia e testimonianza, con le nostre iniziative pubbliche.

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